#SAVECOMUNARDI

Sono Paolo Barsi e la mia storia inizia nel 1976, in Via Bogino 2.
Erano anni effervescenti, drammatici e rivoluzionari, erano anni fatti di giovani che volevano cambiare il mondo, incapaci di arrendersi allo status quo. In quegli anni, mi imbarcai in quella che sarebbe diventata la mia più grande avventura. Avevo 23 anni ed una missione: permettere al mondo di raccontarsi seguendo le sue mille sfaccettature. Proprio sulla scia politica di quegli anni, fondai la Libreria Comunardi che presto diventò un punto di riferimento in città per l’informazione dissenziente.
La Comunardi si costruì sul dibattito politico di quel tempo, sugli studenti che tuttora si riversano tra i nostri scaffali, sugli operai e sui militanti politici che lottarono per un mondo migliore, fatto di giustizia sociale ed informazione libera. Fummo i primi ad introdurre cinema, fumetto e saggistica sociologico-politica tra gli scaffali di una libreria torinese, i primi a prolungare l’orario di apertura fino a tarda notte.

Dopo 38 anni di condivisione, dialogo e amore per la cultura, nel 2014 muore il proprietario dei muri di Via Bogino 2, e gli eredi – Crab Holding S.p.a. – decidono di sfrattare la Comunardi per lasciare spazio alla costruzione dell’ennesimo, triste, inutile supermercato.

A questo punto comincia la mia odissea: una continua ricerca di speranza per l’attività che è tutta la mia vita e parte integrante della storia torinese. A due passi dall'Università degli Studi, dalla Biblioteca Nazionale e dal Circolo dei lettori, la libreria più antica di Torino si trova a dover chiudere i battenti in nome di una zuppa di piselli confezionata. Non posso accettarlo. Non posso accettare che Torino si trasformi in un grande parco divertimenti per food blogger, in cui sembra assolutamente necessario che scaffali colmi di libri, riviste e parole vengano sostituiti da frutta e verdura, da frigoriferi e olive in salamoia.

Poi il miracolo: una studentessa universitaria prende a cuore la causa e nel 2018 lancia una raccolta firme sulla piattaforma Change.org, volta alla salvaguardia di quei muri che in qualche modo tengono in piedi non solo una libreria, ma una storia di 40 anni che la nostra città non può e non deve dimenticare. Più di 80 mila persone da tutta Italia aderiscono alla causa, firmando a sostegno della Libreria Comunardi.
Con questa prima mossa, si è venuta a creare una rete di sostegno intorno alla libreria: il coraggioso editore piemontese Eris e il programma radiofonico Fahrenheit mi richiedono interviste che diverranno virali.
Innumerevoli quotidiani locali tra cuiLa Stampa e Il Corriere della Sera riprendono la nostra storia e, grazie alla mediazione del vicesindaco Montanari, entriamo in contatto con una società amica – una fondazione – interessata a rilevare i locali affinché la storica Libreria Comunardi riesca a sopravvivere alla gentrificazione. Tuttavia, dopo cinque estenuanti mesi di trattativa, la fondazione “amica” si è ritirata, lasciando le carte nuovamente in mano a banche, società immobiliari e ricche catene commerciali.

Grazie alla petizione, siamo riusciti a rimanere aperti un anno intero, nonostante lo sfratto. Ma a settembre sarò costretto a chiudere definitivamente i battenti della sede storica della Comunardi: la catena di distribuzione ha offerto un affitto superiore del 50% rispetto al mio.

Io non mi arrendo e con l’aiuto di alcuni amici vorremmo acquistare il locale sfitto che sta proprio di fianco alla libreria: un immenso spazio vuoto disposto su due piani, da popolare con i racconti e i volumi che tramandino il passato in questo nuovo capitolo della storia. Negli ampi spazi, vogliamo creare un modo diverso di vivere la cultura, con una sala polifunzionale da riempire di musica, rassegne culturali, storie e presentazioni. I nostri occhi vedono scaffali colmi di libri ed eventi pieni di vita, sorseggiando un buon caffè o calici di vino. Uno spazio al crocevia tra passato e futuro, dove il dialogo e il confronto siano le basi per costruire il mondo che meritiamo. Per scongiurare la chiusura dell’ultimo baluardo delle librerie indipendenti torinesi, ho bisogno del tuo aiuto: il nuovo locale richiede una profonda ristrutturazione che, ad oggi, non siamo in grado di sostenere con le nostre sole forze. Non basta più parlare di resistenza o di cultura: ci sono momenti in cui le nostre azioni devono cambiare la storia di una città e forse di un intero paese.

Passando dalle 80.000 firme raccolte su Change.org, voglio invitarti a donare una piccola somma su Piattaforme dal Basso, in cui lanceremo un crowdfunding volto a raccogliere fondi per ristrutturare gli spazi che accoglieranno la Nuova Libreria Comunardi.

Siamo all’ultima mossa di questa partita giocata tra i sogni del piccolo e le ambizioni del grande. Io ho imparato a credere nei miracoli, e tu?

DONA ORA: https://www.gofundme.com/savecomunardi

STOP OMOLOGAZIONE

COMMERCIALE, #SAVECOMUNARDI!

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